Tante possono essere le cause che conducono ad un infortunio, siano esse accidentali, dovute ai processi di invecchiamento o procurate a seguito di una scorretta gestione dell’allenamento. Un aspetto che spesso viene trascurato, nella prevenzione e gestione di un infortunio, è l’alimentazione. Se fisioterapia, riposo e riabilitazione possono concretamente favorire la ripresa da un infortunio, un’alimentazione di tipo antinfiammatorio può costruire delle basi solide affinché quest’ultimo possa essere prevenuto.

Il termine ‘alimentazione antinfiammatoria’ include:

-Equilibrio tra macronutrienti;

-Presenza di alimenti funzionali, ovvero quegli alimenti che si pensa possano svolgere degli effetti benefici attraverso la modulazione dell’espressione genica e dell’attivazione/inattivazione delle vie metaboliche.

-Stabilizzazione e regolazione glicemica (quindi la gestione del livello degli zuccheri nel sangue) e della conseguente risposta insulinica, attraverso la combinazione e la composizione di pasti che prevedano una scelta oculata delle fonti nutritive;

-Assenza/scarsa presenza nella dieta, di zuccheri semplici (esclusi quelli contenuti in frutta e latticini), farine raffinate, grassi saturi e alcolici.

L’infiammazione è una fisiologica risposta difensiva dell’organismo ad attacchi esterni, indice di un buon funzionamento del sistema immunitario. Quando però lo stato infiammatorio si protrae e si cronicizza nel tempo, si parla di infiammazione cronica sistemica di basso grado, una condizione che favorisce l’invecchiamento cellulare e lo sviluppo di patologie degenerative come le malattie cardiovascolari, l’artrite reumatoide, il diabete e l’Alzheimer.

Ma come possiamo assicurare un benessere cellulare attraverso il cibo?

La letteratura scientifica ha individuato alcune sostanze che risultano avere effetti positivi sulla gestione del l’infiammazione, che quindi, per ciò che si è detto, è direttamente implicata nell’insorgenza di un infortunio, nonchè nel suo recupero. Tra queste sostanze si trovano:

– flavonoidi del cacao, responsabili dell’inibizione della produzione di alcune citochine pro-infiammatorie (Interleuchina 2, IL-beta e TNF-alfa).

-antocianidine, polifenoli presenti in frutti rossi e verdura (mirtilli, arance moro, uva, cavolo viola, melanzane etc), dotate di potente azione antiossidante e antinfiammatoria. Queste potrebbero rappresentare uno strumento di prevenzione dall’insorgenza di infortuni negli atleti professionisti costantemente sottoposti a sollecitazioni muscolari e, in alcuni ambiti, a stress da sovraccarico. Uno dei meccanismi antinfiammatori di questi polifenoli agirebbe infatti attraverso l’inibizione del meccanismo dell’acido arachidonico.

-acidi grassi Omega-3 presenti nel pesce azzurro, la cui regolare assunzione comporterebbe una minore quantità di eicosanoidi proinfiammatori (come l’interleuchina-6), sia di una maggior quantità di prostaglandine della serie 1, dotate di effetto antinfiammatorio.

Di contro, alcuni cibi sono invece in grado di accendere il segnale infiammatorio e quindi di rallentare il recupero da un infortunio e rendere più inefficaci i processi di riparazione tissutale. In generale si può dire che si debba cercare di ridurre la frequenza di consumo di cibi contenenti alti livelli di acido arachidonico, ad attività spiccatamente pro-infiammatoria. È bene controllare dunque il consumo di carni rosse, arachidi, latticini grassi, uova (in particolare il tuorlo), nonostante non si debba mai arrivare a demonizzare intere categorie di alimenti.

Il giusto equilibrio nutrizionale, al riparo da estremismi di qualsiasi tipo, rimane sempre il segreto per garantire un buono stato psico-fisico, assicurato anche dall’abitudine a svolgere attività fisica quotidiana.