COS’È L’OSTEOPOROSI

Le cause principali dell’osteoporosi

L’osteoporosi è un quadro clinico che rileva una modifica della densità ossea a livello di uno o più segmenti corporei.

Quando siamo di fronte a questa patologia significa che a livello biochimico si è venuta ad instaurare una differenza tra il lavoro degli osteoclasti (cellule deputate al riassorbimento osseo) e degli osteoblasti (cellule deputate alla costruzione di nuovo osso).

La resistenza ossea nell’osteoporosi

Di conseguenza, la resistenza ossea viene a diminuire: a parità di stimolo, lo scheletro ha meno capacità di assorbire il carico e il rischio di fratture è aumentato.

Queste fratture potrebbero verificarsi in seguito a cadute (es. fratture di femore o fratture di polso) o in alcuni casi più gravi senza bisogno di uno stimolo esterno traumatico ma in maniera spontanea (es. fratture da stress).

Inoltre, potrebbero crearsi, col tempo e in maniera spontanea, delle cuneizzazioni vertebrali o altre deformazioni che portano non solo a un abbassamento dell’altezza della persona ma anche ad assumere posture scorrette.

DIAGNOSI E CLASSIFICAZIONE DELL’OSTEOPOROSI

OSTEOPENIA O OSTEOPOROSI?

Differenza fra osteopenia e osteoporosi

L’osteoporosi nella totalità dei casi è anticipata per un periodo più o meno lungo da una condizione clinica di osteopenia: altro non è che una condizione nella quale l’osso non è più resistente come un osso “normale”, ma ancora non è così fragile come un osso osteoporotico.

COME SI DIAGNOSTICA L’OSTEOPOROSI?

Livelli di gravità dell’osteoporosi e MOC (valutazione della densità ossea)

Sottolineiamo l’esistenza di vari gradi di osteoporosi, da lieve a marcata, che a loro volta possono comportare più o meno rischi di problematiche future se la condizione non viene curata.

Per indagare la densità ossea l’esame idoneo è la MOC (Mineralometria Ossea Computerizzata), la quale può indagare vari distretti del corpo: i 3 più analizzati sono polso, femore e vertebre lombari, con lo scopo di delineare la situazione generale, rispettivamente, degli arti superiori, inferiori e della colonna vertebrale.

COME SI CLASSIFICA L’OSTEOPOROSI?

Osteoporosi Primaria o Secondaria

L’osteoporosi può classificarsi ulteriormente in 2 modi: primaria o secondaria.

Con il termine di osteoporosi “secondaria” si identifica una genesi della patologia ossea occorsa in seguito a problemi di diversa natura, per esempio di tipo endocrinologico, di immobilità (sindrome da allettamento)

È importante sottolineare come anche cure cortisoniche prolungate possano portare un distretto osseo a indebolirsi.

Nelle manifestazioni di osteoporosi “primaria”, invece, rientrano tutte le altre condizioni di osteoporosi che normalmente si creano per età, sedentarietà, genetica, ecc.

In termini percentuali, tra le persone maggiormente colpite da osteoporosi ci sono le donne, specialmente nella fase post-menopausa; in questi casi è raccomandato effettuare degli esami di routine periodici, allo scopo di diagnosticare il prima possibile la condizione ed intervenirci nella misura corretta, per esempio con la fisioterapia.

CURA E PREVENZIONE DELL’OSTEOPOROSI

Terapia farmacologica e terapia naturale

Il ruolo dei farmaci bifosfonati per la cura dell’osteoporosi

Per prima cosa bisogna indagare se si tratta di una osteoporosi primaria o secondaria, dovuta ad esempio ad una problematica endocrinologica, e quindi capire come intervenire per regolare l’organismo.

Successivamente per combattere l’aggravarsi della patologia ci si può avvalere di alcuni farmaci chiamati bifosfonati: questi vanno a bloccare il lavoro degli osteoclasti, riducendo la loro attività “negativa”, permettendo indirettamente una maggiore formazione di osso.

I farmaci bifosfonati però presentano molti effetti collaterali, quindi non sono consigliati se non in casi molto gravi e in persone che non possono cambiare la propria condizione clinica in altro modo.

Terapia naturale per la cura dell’osteoporosi senza bifosfonati: alimentazione, stile di vita e integratori

Per curare l’osteoporosi in modo più naturale, senza bifosfonati, si raccomanda al paziente un cambiamento dello stile di vita, dall’alimentazione alla quantità e qualità del movimento -inteso come esercizio fisico- che si effettua durante la settimana.

Come consigliato da tanti professionisti, il cambiamento del regime alimentare può essere supportato, soprattutto in una fase iniziale, da delle integrazioni di calcio e di vitamina D (elementi spesso carenti nel profilo ematico in persone osteoporotiche).

OSTEOPOROSI E ATTIVITA’ FISICA

FISIOTERAPIA E RIABILITAZIONE

Le ultime scoperte per la cura dell’osteoporosi hanno visto come il metodo migliore in assoluto per aumentare il lavoro degli osteoblasti, quindi invertire la degenerazione ossea, sia l’esercizio fisico e, nello specifico, il lavoro basato sui microtraumi ripetuti (balzi, salti, esercizi a corpo libero per gli arti inferiori).

Questo lavoro può, non solo contrastare la progressione della patologia, ma, nel medio-lungo termine, anche invertire il trend e far tornare alla normalità la resistenza ossea della persona.

È dimostrato che gli stimoli meccanici, intesi come esercizi mirati e somministrati da personale qualificato, sono in grado di indurre dei cambiamenti a livello osseo dopo un periodo di somministrazione di almeno 3-6 mesi.

È importante che il professionista individui il giusto “carico” iniziale di lavoro per il paziente: grazie a questo si pianificherà un programma terapeutico adeguato, che progredirà in base alla velocità di risposta della singola persona.

L’ESERCIZIO FISICO VA BENE PER TUTTI?

Come sottolineato precedentemente, esistono molti stadi e molte cause che spiegano la riduzione della resistenza ossea. La domanda che molti pazienti ci pongono è: l’esercizio fisico va bene per tutti?

La risposta è , e si può iniziare dopo aver completato il processo di inquadramento diagnostico e di stadiazione del livello di indebolimento osseo.

Sulla base di questa diagnosi e di una valutazione funzionale fisioterapica, è possibile selezionare per ogni soggetto degli esercizi adeguati che, eseguiti a difficoltà via via crescente, possono rallentare la patologia anche nei casi più gravi.

Dott. Barison Edoardo, Dott. Perelli Francesco